Prima di partire per questo viaggio estivo, avevamo predisposto, come al solito, il nostro itinerario e, avendo letto della bellezza della piccola isola La Graciosa, non potevamo non dedicarle una giornata intera. Quest’isola è parte di un piccolo arcipelago, Chinjo, insieme ad altre piccolissime isole (Montaña Clara, Roque del Este, Roque del Oeste e Alegranza). Il tratto di mare che la divide da Lanzarote è chiamato El Rio, per via del suo aspetto simile ad un fiume.

Già Lanzarote ci aveva colpito con la sua aurea misteriosa, ma non capivamo che cosa ci desse questa sensazione e non pensavamo di poter essere ancor più travolti dello stupore e dalla meraviglia, esplorando la sua sorella più piccola.

Abbiamo imparato, ormai, che ogni posto ha la sua anima e che per capirla non bisogna farsi troppe domande: si devono aprire i sensi e lasciare che la mente percepisca la storia di quel luogo, scritta sulla polvere della sua terra.

Quando si riesce a fare questo, può succedere che ci sia un momento preciso in cui si riesca a cogliere  un contatto profondo con il luogo in cui ci si trova.

La nostra fortuna è stata trovare una guida del luogo, Daniel, un italiano di Mantova, che si è trasferito nel cuore della natura selvaggia che offre quest’isola e si dedica a raccontare le particolarità di questo territorio, a chi decide di regalarsi la sua compagnia.

(INFO: le compagnie che possono portare all’isola sono Biosfera Express e Lineas Maritimas Romero. La rotta da parte da Orzola e arriva a La Graciosa (Caleta del Sebo, che è uno dei due centri abitati dell’isola) in 25 minuti di navigazione. Il costo del biglietto è di circa 25 euro, ma se l’ho acquisterete il giorno prima della data in cui vorrete andare, avrete un piccolo sconto.)

Daniel ci ha spiegato come, nei periodi non turistici, questo diamante allo stato grezzo sia abitato da poco meno di 500 persone, che si conoscono tutte tra loro. I bambini, fino alla fine delle medie, condividono un’unica scuola. Si condivide anche l’unico ristorante, l’unico bar e l’unico piccolo porto. Il loro sostentamento dipende del tutto da Lanzarote.

Immaginate un paesino senza strade: solo pietre e terra da percorrere verso luoghi paradisiaci, di cui si realizza che la loro bellezza sta in una disarmante semplicità.

Daniel ci aveva spiegato telefonicamente come si sarebbe svolta la giornata: per la prima metà della saremmo stati a Playa La Francesa (situata a Sud dell’isola). Abbiamo preso il primo traghetto della giornata da Lanzarote e circa per le 9:30 del mattino eravamo arrivati alla nostra prima tappa.

La marea ancora non si era ancora abbassata. Davanti a noi c’era una distesa di sabbia sottile, circondata da cespugli secchi e dune alte, in cui i piedi affondavano, completamente avvolti dal calore dei granelli. I nostri erano i primi passi della giornata e dietro di noi lasciavamo le uniche orme, insieme a quelle dei gabbiani, su un letto dorato ancora perfetto.

Il cielo era coperto dalle nuvole, ma non ci importava. L’acqua era fredda a contatto con la pelle, ma aveva un colore azzurro impossibile da catturare con le foto e solo gli occhi le rendevano giustizia.

Eravamo completamente soli.

Non si sogna sempre, quando ci si trova in un posto speciale, unico, di essere soli?

Il nostro cuore era pieno di gratitudine e di abbandono nei confronti di questa natura incontaminata e bellissima.

È per questi momenti che si viaggia: per arrendersi di fronte a questi luoghi sconosciuti, che ti donano un po’ di loro stessi.

Siamo rimasti per un tempo che avremmo voluto fosse quasi infinito,   in una condizione di solitudine pacifica, seduti su un asciugamano a sentire le onde infrangersi sul bagnasciuga, dopo esserci rincorsi tra le dune.

Dopo circa un’ora che eravamo lì, sono arrivati i primi turisti e così noi decidiamo di spostarci per vedere la seconda caletta vicina: Playa Montaña Amarilla.

La breve passeggiata che conduce a questa spiaggia è accompagnata da un paesaggio contrastante, che troverete anche in tutta Lanzarote: da un lato un vulcano color rossiccio e terra arida e dall’altra l’immensità dell’oceano blu, pieno di vita.

Una volta giunti a destinazione, lo sguardo si riempie di un altro spettacolo: una maestosa parete giallo zafferano di una montagna, che si specchia in un mare verde cristallino.

Lo zolfo rimasto dall’eruzione vulcanica aveva conferito questo magnifico colore acceso alla parete, ma, fortunatamente per noi e qualsiasi turista, il suo odore pungente ormai è passato, se no chissà quante persone poi, compresi noi, avrebbero potuto giudicare male questa piccola oasi solo via di uno spiacevole olezzo.

Ecco il momento di cui parlavamo all’inizio: scesi in spiaggia ci siamo avvicinati a questa colata di pittura gialla e come dei bambini curiosi, abbiamo deciso di accarezzare la parete: avevamo le mani completamente colorate di giallo e piene di quella terra.

Non so per quale motivo, ma questo è stato l’istante, in cui ci sono sentiti davvero connessi con l’animo di questi luoghi.

È poi arrivato il momento di procedere: abbiamo salutato il nostro amato giallo e ci siamo incamminati per tornare indietro alla prima spiaggia, al limite della quale la nostra guida ci sarebbe venuta a prendere, per accompagnarci a nord dell’isoletta.

Solo dopo abbiamo capito cosa intendesse Daniel quella mattina, quando ci aveva parlato dell’importanza delle maree: quel luogo, che, poche ore prima, ci aveva regalato solitudine, romanticismo e relax, ora era devastato e l’acqua si era ritirata di diversi metri, complici anche moltissimi altri turisti che avevano assalito quel paradiso, come se fosse passata una mandria inferocita di bufali. Sembrava di essere in un altro posto.

Il consiglio, perciò, che desideriamo dare è questo: affidarsi a qualcuno che ti guidi nell’esplorazione di un territorio è importante, ma, soprattutto, lo è trovare la persona giusta che lo faccia. Pensate a chi è giunto dopo di noi, come ha trovato diversa quella spiaggia. Non avremmo vissuto le stesse sensazioni e non avremmo percepito quel silenzio pieno di parole della natura intorno a noi.

Così, siamo saltati sulla gip e siamo arrivati a Playa de las Conchas. La spiaggia è letteralmente meravigliosa: una distesa enorme di sabbia, infinita da percorrere, per arrivare al mare; di fronte si può vedere un piccolo isolotto che incornicia il paesaggio da una parte e, alle spalle della spiaggia, un vulcano, Montaña Bermeja, che deve il suo nome alla lava scarlatta che gli ha conferito il suo color rossiccio.

Le onde del mare erano altissime, fortemente inquietanti e affascinanti allo stesso tempo, ma questo rendeva impossibile fare un bagno purtroppo, ma è stato altrettanto soddisfacente sdraiarsi e godersi la forza delle onde infrangersi sulla riva. Anche qui c’erano pochi turisti, per fortuna, ed una lunga distanza divideva i pochi presenti gli uni dagli altri.

Mancava un’ora all’appuntamento con la nostra guida per tornare a prendere il traghetto, che si presenta il momento di tensione della giornata: l’ultimo suggerimento di Daniel era stato di salire in cima al vulcano che si affacciava sulla spiaggia dove ci trovavamo, per godere di una vista unica su tutta l’isola. La passeggiata è di 20 minuti a salire, altri 20 a scendere ed è fattibile.

Il problema è stato mio, più che altro, perché avendo paura dell’altezza e per via del terreno pieno di sassolini che lo rendevano un po’ scivoloso, il percorso è stato un po’ traumatico, senza avere le scarpe da trekking, che sicuramente mi avrebbero fatto sentire più sicura, ma è una nota per la prossima volta! L’unica consolazione è stata la vista, che si è goduto soprattutto Michael.

Avevo paura di salire, ma l’ho fatto per dimostrare di potercela fare: però NON fatelo anche voi, se non ve la sentite! Noi possiamo dirvi che, se non siete soli e avete le scarpe adatte e non temete l’altezza: si può fare! Fate sempre attenzione e seguite il sentiero già battuto.

Il vulcano comunque era imponente e silenzioso e la vista era davvero mozzafiato, soprattutto, i contrasti di colori dell’isola saltavano ancora di più agli occhi, da una prospettiva elevata.

Una volta scesi, Daniel ci ha riaccompagnato al piccolo porto e siamo tornati sull’altra isola.

Questa esperienza è stata davvero unica e ha reso questo viaggio anche riflessivo: abbiamo visto un paradiso, dove le  persone vivono con poco, eppure, sono così fortunate, grazie alla natura che li circonda e che loro tanto amano e rispettano.

Alla fine di questa giornata, eravamo stanchissimi, ma pienamente soddisfatti di ogni momento: per questo speriamo che, nel rispetto della natura, si rechino altri a visitare il piccolo gioiello che è La Graciosa.

Per chi volesse vivere questa piccola avventura, vi lasciamo il numero della nostra guida, che vi potrà proporre anche una visita più estesa dell’isola, rispetto a quella scelta da noi!

Daniel, phone number: 335.8245102

Fateci sapere via mail o su Instagram, se vi è piaciuto questo articolo!

A presto!

 

 

video del viaggio

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